Carbonara romana DOC

Me lo diceva da anni: una sera vengo a Milano e ti cucino la carbonara vera, quella che facciamo a Roma mica quellarobalì che ti danno nel resto del mondo (si sa che hanno un ego smisurato questi romani, non come noi milanesi). E invece poi ci si trovava da qualche parte, perché è più comodo, perché così non ci sono piatti da lavare, perché voglio provare quel ristorante, …

Stasera no. Inizialmente dovevamo andare in una trattoria romana, poi dopo vari tentennamenti (“Ma sei sicura? Non è che vengo a rompere?” “Ma va là, ci mancherebbe” “Ok allora cucino da te che hai una cucina bellissima. Però poi metti sul blog eh?” “…”) e mille cambi di data ce l’abbiamo fatta.

Alle 20:45, dopo essersi perso quelle tremila volte tra via Washington e casa mia, Filippo è arrivato con una bottiglia di champagne (“Ma cosa ce ne facciamo dello champagne?” ” Embé che ti frega? A me me piace e l’ho portato”) e una certezza: “Non mi ricordo la ricetta”. Se chi ben inizia è a metà dell’opera stasera salto la cena…

Mentre mangiavamo i nems di Picard provvidenzialmente preparati per l’aperitivo e ci raccontavamo le ultime novità abbiamo cercato di mettere insieme ricordi e ricette trovate sui miei libri per creare la nostra carbonara. Come i carabinieri che viaggiano sempre in coppia ci siamo messi ai fornelli:

200gr di spaghetti

2 uova

200 gr di pancetta di Colonnata

4 cucchiai abbondanti di pecorino

sale, pepe, olio di oliva e scalogno

Abbiamo messo a soffriggere la pancetta con un po’ (“troppo, te lo avevo detto”) olio e lo scalogno (“ma che, ne metti così poco? abbonda abbonda”), intanto in un’insalatiera abbiamo unito le uova, il pecorino e il pepe e sbattuto il tutto fino a farlo diventare una cremina densa. Abbiamo scolato la pasta al dente e l’abbiamo buttata nell’insalatiera amalgamandola col resto e unendo come ultima cosa la pancetta.

Non credo che i grandi cuochi romani e non cucinino proprio così la carbonara, quello che so è che era ottima. E che ho passato un paio d’ore spensierate con un amico che purtroppo vedo troppo poco.

La prossima volta però cucino io. O torniamo alle vecchie abitudini e andiamo al ristorante : )

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