Archivi del mese: novembre 2012

Barnum

Avere accumulato un sacco di giorni di ferie è stato utile per poter usufruire di una tre giorni romana fuori stagione, ospite dell’AmicaSilvia in una delle mie tante stanze sparse per la capitale.

Innanzitutto, ho potuto visitare la mostra di Robert Doisneau “Paris en liberté” con calma, perdendomi nelle quattro sale del Palazzo delle Esposizioni e facendo finta di essere là, dove là è ovviamente Casa. Poi come sempre mi si sono consumati i piedi a forza di camminare; sono stata a Villa Farnesina, dal mio bouquiniste in piazza Esedra a farmi spennare per due libri, da Bloomberg a invidiare i dipendenti che possono usufruire di tutte le leccornie presenti in cucina… Quello che ho amato di più di questi tre giorni sono però stati i momenti passati con  gli amici: il pranzo con Luca appena arrivata a Termini (bello trovarti ad aspettarmi, grazie!), la cena a casa di Silvia, padrona di casa perfetta, quella da Federica e Fulvio per conoscere la piccola Sofia. E la merenda al Barnum.

Martedì pomeriggio sono passata a prendere Dario al lavoro e abbiamo deciso di andare a fare merenda in un posto sciccosissimo per chiacchierare, spettegolare e stare al caldo. Dove? Boh. (“amò, qui non ce stanno tutte le cose che ce stanno a Milano”). Dopo aver girato come trottole gli ho proposto di andare in via del Pellegrino “così almeno mentre giriamo possiamo vederLA” “cosa tesò?” “come cosa!!!! l’Ambasciata!” “…”.  All’inizio non lo avevamo considerato molto, c’era troppa frutta sul bancone, poi per fortuna il suo sguardo è stato attirato modello calamita dalla torta che stava lì accanto e abbiamo deciso di farci tentare. Due salette, tavolini e sedie di legno, una panca contro il muro, quadri alle pareti, wi-fi e musica non troppo alta di sottofondo. Con il mio tè verde alla menta fresca, scelto tra un’ottima selezione, e una torta alle carote (sissignori, non è cioccolato!) galattica abbiamo passato un’oretta a raccontarci gli ultimi avvenimenti, con la speranza di rivederci presto e non lasciar passare così tanto tempo.

(La frutta, oltre che per le centrifughe, serve per i cocktail; pare che gli eventi live che organizzano lì siano imperdibili. O forse il barman voleva solo rimorchiare).


Biscotti bucati con stellina

Questo post poteva raccontare l’esito di un disastro. E invece no.

Dunque, ero stata invitata a casa di Giulia e Giovanni, la mia prima cena nella loro casa nuova. Come da tradizione volevo portare qualcosa che “restasse” e fosse di buon auspicio. Sapendo che Giulia non è proprio proprio la regina dei fornelli ma che vuole diventarlo ho optato per una tortiera, ipotizzando che non l’avesse ancora comprata. MA…vuoi portare il contenitore e non il contenuto? NO. Quindi ho preso gli ingredienti per fare una crostata e con Ben l’Oncle Soul in sottofondo mi sono messa a impastare.

Ad un certo punto tragedia… l’impasto era troppo frolloso! Sono andata in panico e invece di cercare di risolvere razionalmente ho adottato la tecnica dello struzzo: ho fatto la palla e ho messo nel freezer!

Quando poi ho steso la pasta non mi sono fidata e ho optato per la tortiera da 24 invece che quella da 29. Terminata e infornata la crostata ho incrociato le dita e ho steso anche la frolla rimasta, per la legge del “non si butta via niente, tentiamocela e vediamo che succede”.

Ho fatto dei cerchi in numero pari col coppapasta e ho bucato il centro della metà di loro; ho infornato a 180° ventilato per 10 minuti, poi ho tolto dal forno e ho messo la marmellata sul cerchio intero coprendo poi con quello bucato. Di nuovo in forno per 5 minuti e voilà, biscotti marmellatosi e stelline.

Una goduria. Come la crostata, per fortuna!


Colazionando VI appuntamento

Confesso che scrivere questo post è stato super difficile… come fai a raccontare tutte le meraviglie viste vissute assaggiate in una mattinata in poche righe? Proviamoci…

Appena aperti gli occhi ho capito dalla luce che entrava dalla finestra che stavolta il tempo non era stato dalla nostra parte…un diluvio che non vi dico! Arrivata in via Corelli, dopo aver preso quasi al volo l’ultima 38 utile per arrivare in orario, sono quasi annegata in una pozzanghera enorme ma alla fine eccomi a destinazione: l’Atelier Forte, tappa odierna di Colazionando!.

Che dire? Un cascinale ristrutturato che è diventato l’abitazione /atelier di Duilio Forte, uno spazio in continuo cambiamento… già dalla prima stanza in cui ci fanno accomodare (la sala cinema!!) capiamo che non sarà una visita come le altre…

Passiamo poi in cucina, dove troviamo due signori di Oronero Cafè e soprattutto, non me ne vogliano, la loro colazione!

Dopo una breve sosta in sala cinema per vedere dei video sugli stage estivi organizzati da Duilio e su alcune delle installazioni iniziamo la visita. Il laboratorio è un luogo pazzesco: oltre a pezzi di legno e ferro (materiali utilizzati da Duilio per le sue opere), ci sono tutti gli strumenti utilizzati e un palco per gli eventi organizzati dall’atelier.

Nella “sala dei cavalli” troviamo molte rappresentazioni in formato ridotto delle opere dedicate a Sleipnir, considerato dalla leggenda il migliore cavallo in assoluto, che con le sue otto zampe poteva correre ovunque. Le opere di grande formato, con sauna inclusa, si trovano in giardino. Guardandole, non sembra davvero di essere a Milano. Se mai andrò in Svezia andrò a cercare quelle che ci sono là!

Lo studio e la biblioteca sono le stanze che mi sono piaciute di più; lo studio per la luce che, nonostante il grigio, riusciva a entrare. La biblioteca per l’aria che si respirava…saranno stati i libri, gli schizzi, i mini Sleipnir sparsi qua e là…

Una nota a parte meritano le porte, curate nei minimi dettagli e fatte interamente a mano, serrature comprese.

Ve lo avevo detto subito che non sarebbe stato facile, mi rendo conto che tutto quello che ho scritto non rende l’idea delle meraviglie che abbiamo visto. Ecco quindi alcune foto, sicuramente più esaustive!

Grazie agli amici di Colazionando per aver organizzato un’altra splendida mattinata, a Beatrice e Valeria per averci raccontato un sacco di cose con la solita gentilezza e competenza, a Simone per averci accompagnati in questo labirinto, per lui ormai così familiare. E grazie a chi ha partecipato nonostante le condizioni fossero quasi proibitive. Ci vediamo presto!


Ascolane a modo mio

Spesso il sabato pranzo con i miei genitori; a volte cucina mamma, a volte vengono da me (generalmente fanno da cavie). A volte, invece, cuciniamo insieme. L’ultima volta abbiamo fatto le olive all’ascolana a modo nostro.

Per 15 olive abbiamo usato:

350gr macinato misto

1 patata lessata

1 uovo

3 cucchiai formaggio grattuggiato

25 olive verdi denocciolate

scalogno / sale, pangrattato q.b.

Far cuocere metà del macinato e tritarlo insieme alla patata e a 10 olive. Aggiungere il resto del macinato, il pangrattato, l’uovo, il formaggio e amalgamare. Prendere una parte del composto, stenderlo sulla mano, mettere al centro un’oliva, richiudere e formare una pallina. Passare nel pangrattato. Friggere in olio caldo; una volta messe nella padella abbassare il fuoco per 10 minuti, poi alzare il fuoco per altri 5. In questo modo si avrà la crosticina esterna e morbido all’interno.

E per una volta, chissenefrega della linea!


Mini tartelettes salées

Venerdì sera siamo andati a casa di Cinzia per cena+film. La padrona di casa ha preparato un ottimo riso venere con zucca e mazzancolle e un altrettanto ottimo strudel (povera la mia dieta!), Carlo ha preparato le pizzette, Franci ha portato una torta cioccolato e nocciole, Andrea il vino.

Io? Dopo essermi un po’ spremuta le meningi, stranamente non avevo idee, ho optato per delle mini tartelettes coi piselli.

1 rotolo pasta brisé

1 bicchiere pieno di piselli

2 uova

sale e pepe q.b.

(io non l’ho messo perchè Cinzia non lo mangia, ma ci sta bene un po’ di formaggio grattuggiato).

Srotolare la pasta brisé, tagliare i tondi col coppapasta, metterli nello stampo delle pizzette e bucare il fondo. Intanto in una ciotola mescolare i piselli con le uova, salare, pepare e mettere un cucchiaio di composto in ogni stampo. Infornare a 180° ventilato per 15 minuti.

Consiglio di mangiarli subito, i miei hanno fatto il “viaggio” fino a casa di Cinzia e poi li abbiamo riscaldati ma hanno perso molto…


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