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La Ciribiciaccola

“Sora del campanin de Ciaravall / gh’è una ciribiciaccola / Con cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt / var pusse’e la ciribiciaccola che i soo cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt?”

Questa filastrocca in milanese racconta la storia della ciribiciaccola (cicogna) che aveva nidificato sulla torre dell’Abbazia di Chiaravalle, leggenda che i milanesi conoscono bene, e che ai non milanesi oggi viene raccontata al “Ciribiciaccola”, un bar carinissimo in piazzale Susa che prende il suo nome proprio dalla famosa cicogna.

Io l’ho scoperto (il bar, non il proverbio) sabato 22 dicembre grazie a Elisa ed Emanuela, sì proprio le mie amiche di Colazionando, quando ci siamo viste per gli auguri di Natale. L’appuntamento era in piazzale Susa e quando sono arrivata Emanuela ha proposto di provare questo locale dalle pareti azzurre e  dalle vetrine invitanti; tutte e tre lo avevamo già intravisto ma nessuna di noi c’era mai stata, ovviamente abbiamo detto sì!

Il profumo di brioches che ti accoglie ti fa capire subito che non uscirai deluso, un primo sguardo alla vetrinetta ti fa domandare perché hanno inventato le diete e un secondo sguardo te le fa maledire e giurare di provare tutto prima di andartene.

Due cappucci caldi e schiumosi al punto giusto e un té scelto tra un’ampia selezione accompagnano due brioches salate, un mini muffin dal cuore cioccolatoso e una sfoglina alla nutella. E tante chiacchiere, era troppo tempo che non ci si vedeva, non dobbiamo più lasciare che succeda, proposito numero 3 per il nuovo anno!

Mentre noi approfittavamo di questi momenti tutti per noi, al tavolo accanto si è materializzata una super brioche con candelina sopra, vuoi non fare gli auguri al festeggiato che sembra essere di casa? In realtà tempo 10 minuti e anche noi eravamo “a casa”, Giuseppe ci ha spiegato la storia del locale e descritto alcune delle leccornie che preparano (Elisa ha lasciato il cuore sui bicérin di gelato, promettiamo che torniamo!) e suo suocero, sentito l’accento forestiero delle mie amiche, è venuto personalmente a raccontare la storia della ciribiciaccola di Chiaravalle.

Non contente di tutte le calorie già assimilate abbiamo fatto un secondo giro: salatini misti (prosciutto, spinaci e olive) e pizzette. Una vera bontà, delicati e allo stesso tempo super ripieni. Ottimo accompagnamento all’organizzazione del nostro primo ultimo – dell’anno – insieme!

Insomma, colazione perfetta in tutto: compagnia, luogo, cibo. A presto!

ciribiciaccola

ciribiciaccola-cibo

(le foto mi sono gentilmente state inviate dai proprietari del Ciribiciaccola. dopo che ho mangiato e pagato. giusto per chiarire che non si sa mai.)


Barnum

Avere accumulato un sacco di giorni di ferie è stato utile per poter usufruire di una tre giorni romana fuori stagione, ospite dell’AmicaSilvia in una delle mie tante stanze sparse per la capitale.

Innanzitutto, ho potuto visitare la mostra di Robert Doisneau “Paris en liberté” con calma, perdendomi nelle quattro sale del Palazzo delle Esposizioni e facendo finta di essere là, dove là è ovviamente Casa. Poi come sempre mi si sono consumati i piedi a forza di camminare; sono stata a Villa Farnesina, dal mio bouquiniste in piazza Esedra a farmi spennare per due libri, da Bloomberg a invidiare i dipendenti che possono usufruire di tutte le leccornie presenti in cucina… Quello che ho amato di più di questi tre giorni sono però stati i momenti passati con  gli amici: il pranzo con Luca appena arrivata a Termini (bello trovarti ad aspettarmi, grazie!), la cena a casa di Silvia, padrona di casa perfetta, quella da Federica e Fulvio per conoscere la piccola Sofia. E la merenda al Barnum.

Martedì pomeriggio sono passata a prendere Dario al lavoro e abbiamo deciso di andare a fare merenda in un posto sciccosissimo per chiacchierare, spettegolare e stare al caldo. Dove? Boh. (“amò, qui non ce stanno tutte le cose che ce stanno a Milano”). Dopo aver girato come trottole gli ho proposto di andare in via del Pellegrino “così almeno mentre giriamo possiamo vederLA” “cosa tesò?” “come cosa!!!! l’Ambasciata!” “…”.  All’inizio non lo avevamo considerato molto, c’era troppa frutta sul bancone, poi per fortuna il suo sguardo è stato attirato modello calamita dalla torta che stava lì accanto e abbiamo deciso di farci tentare. Due salette, tavolini e sedie di legno, una panca contro il muro, quadri alle pareti, wi-fi e musica non troppo alta di sottofondo. Con il mio tè verde alla menta fresca, scelto tra un’ottima selezione, e una torta alle carote (sissignori, non è cioccolato!) galattica abbiamo passato un’oretta a raccontarci gli ultimi avvenimenti, con la speranza di rivederci presto e non lasciar passare così tanto tempo.

(La frutta, oltre che per le centrifughe, serve per i cocktail; pare che gli eventi live che organizzano lì siano imperdibili. O forse il barman voleva solo rimorchiare).


Pavé

Come ho già avuto modo di ribadire ogni volta che ho parlato di Colazionando e ho pubblicato ricette in quella categoria, per me il momento della colazione è sacro! Lo sa bene la mia amica Antonella, con la quale mi trovo spesso per quattro chiacchiere prima di iniziare la lunga giornata lavorativa. Venerdì mi ha scritto: “Settimana prossima andiamo al Pavé?” . Eccerto che ci andiamo! Me lo aveva consigliato Paolo durante una pausa caffè in ufficio, lo volevo provare da una vita, quale occasione migliore di questa?

Uno dei privilegi del nostro lavoro è che iniziamo tardi e quindi, fortunatamente, quando siamo arrivate il locale era tranquillo e sembrava quasi che ci stesse aspettando. Appena entrate siamo state accolte dai sorrisi schietti e gentili dei ragazzi dietro al bancone e dal profumo delle brioches. Ci siamo accomodate al tavolino in vetrina, posizione privilegiata per poter ammirare l’intero locale, su due livelli, curato in ogni dettaglio. I miei personalissimi must: la madia con all’interno dei libri (anche per bambini! Ci porterò i miei nipotini quando verranno a trovarmi) e le affiches in bianco e nero appese alle pareti. Una nota super positiva anche per la possibilità di sbirciare cosa succede in cucina…proprio il caso di dire dal produttore al consumatore!

Se per il cappuccio andiamo sul sicuro, per quanto riguarda l’accompagnamento la scelta è davvero difficile; le leccornie sono disposte in maniera ordinata e ci chiamano tutte a gran voce. Personalmente sono tentata dalla “160” che pare essere LA brioche e dalle tortine. Alla fine optiamo per un pain au chocolat (io, ovviamente), una brioche alla crema (Anto) e poi vuoi dire di no a una crostatina all’albicocca a metà? Saremo mica matte!

Cappuccio caldo e schiumoso al punto giusto, pain au chocolat da sognarselo la notte, crostatina con un sacco di marmellata ma al tempo stesso leggerissima. E tante chiacchiere, su vita personale, progetti passati presenti futuri; raramente mi sono sentita a casa come qui.

L’unico orologio presente è fermo sulle 16:30, noi purtroppo guardiamo il nostro, di orologio, e dobbiamo  a malincuore lasciare questo piccolo angolo di paradiso. Peccato solo non aver parlato col pane di Giovanni!


Trattoria Sabbioneda (ovvero, per noi, “il polpettaro”)

venerdì 19 febbraio 2010, ore 23:30 circa, ingresso di un ristorante sanremese. “ma sei tu quella che mi ha mandato il comunicato stampa oggi pomeriggio?” “sì, lei chi è scusi?” “io sono quello che ti ha aiutata via email a organizzare la conferenza di domani pomeriggio. ho riconosciuto il tuo nome sul pass” “ah. bé grazie le devo un caffè”.

Così conoscevo Carlo, e quello qui sopra rimane uno dei pochi momenti positivi vissuti a Sanremo 2010. Il caffè è diventato uno, due tre,…, pranzi; con la sua gentilezza e pazienza mi ha spalancato la porte della sala stampa (prima) e dei programmi e della mensa Rai (dopo) leggendo, consigliando, correggendo, approvando e soprattutto sopportando!

In questi due anni abbiamo mangiato insieme in varie occasioni e nei posti più disparati. Il nostro posto preferito per i pranzi chiacchierosi, benché veloci, resta però la Trattoria Sabbioneda. O il “Sabbio” come lo chiamiamo tra colleghi. O, per noi due, “il Polpettaro”.

Questa trattoria si trova in via Tadino a Milano (zona Buenos Aires) ed è un must, sia per chi abita o lavora in zona, sia per chi ha voglia di mangiare bene spendendo poco durante una giornata di shopping. E’ a conduzione familiare e, a parte un po’ di ruvidezza apparente soprattutto nei momenti di piena, sono tutti gentili e veloci. Dove veloci è la parola chiave per rendere piacevole una pausa pranzo fuori ufficio. Ai muri pannelli di plastica con mattoni disegnati e, appese, le recensioni del vivimilano, foto più o meno d’epoca dei componenti della famiglia con personaggi famosi e una serie di segni di riconoscimento per i tavoli (al posto del numero loro li chiamano “pappagallo”, “credenza”, “frigo”,…).

Il menu prevede una selezione di primi che spaziano dai fioroni con carciofi ai ravioli di borragine ai maccheroni con polpette (da qui il soprannome “polpettaro”). Una nota d’onore per i tortelli di zucca…a volte quando so che sto per andare a mangiare lì me li immagino già arrivare davanti a me fumanti, dolci al punto giusto, buonissimi… scusate adesso mi riprendo!

Come secondi ci sono vari piatti a base di carne, che personalmente non ho provato ma che so essere buoni (durante la stagione invernale mercoledì e venerdì piatti speciali tipo baccalà, meglio prenotarli prima sennò si rischia che finiscano sotto al vostro palato) e una selezione di formaggi alla piastra da leccarsi i baffi, grigliati al punto giusto con la crosticina sopra. Tra i contorni insalata, pomodori, verdura cotta. E poi loro, le patate al forno. Ma non patate al forno normali, no no cari miei, sono unte all’inverosimile, croccanti fuori e morbide dentro…tre kg assicurati a fine piatto, ma una goduria tale per i sensi  che se sei depresso ti si risolleva l’umore e fai pace con l’universo intero.

I dolci…io ho provato solo le sfogliatine alla Nutella (che ve lo dico a fare quanto sono buone?!) ma ci sono anche la torta della nonna, i profiteroles, il tiramisù e a volte la crostata. Nota di demerito per il caffè, proprio non mi piace!

Se prendete pasto completo pagherete intorno ai 20 euro acqua e coperto compreso, i primi sono € 5,50, i secondi tra 8,00 e 10,00 euro. E se ci andate il giorno del vostro onomastico vi offrono un calice di vino : ) .

Carlo e io era ormai una vita che non pranzavamo insieme. Oggi ci siamo finalmente riusciti; abbiamo trovato posto al nostro solito tavolo e davanti a un piatto di maccheroni con le polpette ci siamo raccontati le ultime novità. Come sempre ha saputo ascoltare e rendere meno pesanti le disgrazie lavorative, ridere e tirarmi su il morale davanti alle sfighe amorose e mediche, consigliare e avere una parola gentile in un momento un po’ così della mia vita (“ma cosa fai arrossisci?” “eh sì, non so gestire i complimenti” “mah”). Grazie : )


1, 2, 3, 4, 5, 6 … SEVEN !!

Ognuno di noi ha un ristorante più preferitissimo in assoluto; il mio ha tavoli di legno IKEA, sedie di plastica colorate e alle pareti !gialle! quadri e librerie contenenti oggetti anni ’50, vecchie copie di Topolino e Tex Willer – in vendita – e le bottiglie della loro fornitissima cantina.

E’ un franchising, a mio parere il migliore è in viale Montenero, ha due salette a piano terra, due più piccole “sottoterra” con le pietre a vista e adatte al freddo inverno e alcuni tavoli all’esterno, dove con una buona dose di Autan in borsa si può tranquillamente sopravvivere all’invasione di zanzare milanesi.

Ci si può andare con gli amici per passare una serata spensierata mangiando buon cibo e bevendo buon vino; a me piace anche per gli incontri tête à tête, un primo appuntamento qui e mi farai felice!

Adesso parliamo del cibo: o t t i m o!  Come entrée si può scegliere tra taglieri di prosciutto/formaggio e/o assaggi di specialità provenienti da tutto il mondo: io ho provato le onion rings, le alette di pollo e il fritto… come spalancare la voragine nello stomaco!  Il piatto forte del ristorante è la carne; per adorarla io che la mangio praticamente solo sotto tortura vuol dire che è proprio ottima. Ci sono tartare, specialità alla griglia e… gli hamburger! Come in pizzeria prendo sempre la margherita (ma questa è un’altra storia), qui scelgo Mister hamburger, quello basico, per assaporare al meglio tutti gli ingredienti: pane, carne, cetrioli, ketchup. Tutto di prima qualità e servito con accompagnamento di insalata (di solito la snobbo, ne mangio fin troppa a pranzo in settimana!) e patate dorate, da “pucciare” nella salsa di accompagnamento.

Non vado matta per i dolci in generale, e di solito al ristorante preferisco fare un bis di salato; ma qui a volte non riesco a resistere al tortino al cioccolato con cuore fondente…

Difficilmente si lascia qualcosa nella bottiglia, ma in caso è possibile richiedere di portare a casa quello che è rimasto.

LUI è Seven. Il sito è: http://www.sevengroup.it/seven/. Meglio prenotare, soprattutto il sabato sera.


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